A cinquant’un anni dalla morte ricordiamo Otis Redding, il re del soul

Ho scoperto Otis Redding grazie a un film cult degli anni 80. Uscito nel 1987, un anno prima della mia nascita, Dirty Dancing è stato il film che ha consacrato il talento artistico del giovane attore e ballerino Patrick Swayze. Il brano portante del film, The time of my life, vinse l’Oscar e il Golden Globe, un brano che fa parte della mia playlist personale e che ascolto tutte le volte che mi è possibile. Ma in realtà, all’interno della colonna sonora del film, a colpirmi furono alcune canzoni dal ritmo sensuale ed intrigante. Autore a me sconosciuto fino a quel momento, Otis Redding, che in seguito scoprii essere un celebre cantante statunitense di musica soul, la cui fama è legata soprattutto a singoli come I’ve been loving you too long e (Sittin’ on) the Dock of the bay. Ma i pezzi che di lui mi rapirono di più furono These arms of mine e Love man. Un’alternanza di ballate meravigliosamente nostalgiche e cariche di passione e di ritmiche più veloci e ballabili, alle quali è impossibile resistere. Nonostante il modesto successo conseguito in vita, Redding è tuttora considerato uno dei massimi miti della black music[1] e tra i più grandi cantanti di tutti i tempi.

La rivista Rolling Stone lo inserisce al ventunesimo posto nella sua lista dei 100 migliori artisti e all’ottavo in quella dei 100 migliori cantanti.

Redding nacque nella cittadina di Dawson in Georgia

Nel 1962 lasciò la sua prima traccia sulla scena discografica durante una sessione di registrazione di Johnny Jenkins, incidendo These Arms of Mine, una ballata composta da Redding stesso.

Redding fu autore di molte delle sue canzoni, cosa inusuale per quel tempo. Le sue ritmiche sono la quinta essenza della black music, intriganti, sensuali, dense di passione tenace e cariche di una forte fisicità. Il testo di These arms of mine è un tale inno all’amore da sconvolgere e far sussultare. Bastano solo le parole these arms of mine/they are burning/burning from wanting you (queste braccia stanno bruciando/bruciando dalla voglia di te) ,  

Per poi passare a Love man, dal ritmo completamente diverso, una sferzata di energia per tutto il corpo, che si muove e non smette, seguendo un ritmo dalla grande ballabilità e tremendamente sensuale. Non a caso, come dice la canzone, Otis è l’uomo dell’amore.

Nella sua carriera, durata purtroppo decisamente poco, Otis ha dato vita ad alcuni fra i migliori pezzi soul mai scritti, nonché autore di tredici album ( una media di quasi due album all’anno). .

A cinquantun’anni dalla morte di uno dei più grandi artisti soul che l’America abbia partorito, lo ricordiamo com’era, dall’espressione convinta e sbruffona. Un playboy muscoloso dalla giacca bianca e dal sorriso irresistibile. Un mito del suo genere, ma anche uno dei pochi uomini autentici che l’America abbia mai visto. Che cantava l’amore senza conoscerlo, narrava la passione e dava un ritmo nuovo e diverso alla vita. Una grande voce, un grande personaggio, una grande icona della musica. Chissà se ancora cerca la sua bambina, come nel testo di Pain in my heart, se ancora le sue braccia bruciano dalla voglia di lei, se è ancora un uomo dell’amore. Ma sicuramente ha ancora quel sorriso sbruffone, quella giacca bianca e tanta tanta voglia di cantare.

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