Barbara Morgestern. Un fenomeno techno senza paragoni

Prima c’è stato il punk (Die Arzte, Die Toten Hosen), poi la Neue Deutsche Welle (nuova onda tedesca),  un genere musicale che, a partire dagli anni 70, definisce la nuova ondata di musica tedesca, derivata dal post punk, punk rock e new wave. Si tratta di gruppi storici come Alphaville, DAF, Extrabreit e Grauzone. Poi c’è stata l’elettronica (Kraftwerk), l’industrial, ( Einsturzende Neubauten) l’hard rock, il metal e in seguito generi più commerciali tipo disco music e hip hop. Ma una nuova onda tedesca comincia nel XXI secolo, e per gran parte è donna: si chiama techno, ma techno d’autore. Una delle sue più valorose esponenti è Barbara Morgenstern, cantautrice, prima donna, first lady della techno internazionale dal 1991. Rassegne, Festival, aperture di concerti. La troviamo un po’ ovunque finchè, nel 1997, non pubblica il suo primo lavoro, non prima di essersi trasferita a Berlino, patria della musica alternativa da decenni a questa parte. Questo debut-album, dal titolo singolare, Vermona ET 6-1, prodotto dall’etichetta Monika Enterprise, la lancia come un fresbee fra i meandri più oscuri e malfamati della techno Berlinese, che aveva già cominciato a muovere i suoi primi passi. In ogni ghetto c’era un concerto e lì c’era lei, a promuovere il disco. Disco che svela ai più scettici il suo talento, anche se siamo ancora molto lontani da quello che ci si aspetta da un disco techno a tutti gli effetti. Siamo ancora su un’ indie pop-elettronica, discreta e mai presuntuosa, mai sfrontata, mai irriverente. Nel 2000 e 2003 escono rispettivamente Fjorden e Nichts Muss. Sembra quasi aver paura di osare davvero, la ragazzina dai capelli rossi e dall’aspetto da collegiale. E quel sorriso tenero, che nulla ha a che vedere con una cantautrice techno di quelle cazzute. Ma forse il suo tempo deve ancora arrivare. E arriverà, prima con The grass is always greener, un lavoro dove c’è mano, dove l’elettronica vera si mescola ad atmosfere nostalgiche e la voce è un incrocio fra Bjork e Beth Gibbons (Portishead). Quel che è sicuro è che Barbara produce atmosfere ed impatti sonori senza eguali. Non ci sono artiste come lei in giro, non ci sono sonorità che si fondono tra il pop, l’elettronica , il vintage e il malessere andante. Nel  disco successivo, BM (2008), Barbara ha voce tenue ed ingenua, carica di mestizia, e le melodie sono una fusione perfetta tra moderno e classico. Non a caso l’album è prodotto in collaborazione con Robert Lippok, uno dei protagonisti più influenti della scena strumentale berlinese. C’è melodia vibrante, ci cono innesti acidi e venature elettriche, c’è il calore della sua voce malinconica, spalmato sul brivido che danno queste ritmiche cariche di paura, di dubbio incalzante, di fari nella notte, di vicoli ciechi, di gufi che gridano. L’album è carico di uno spirito dark che rende il lavoro molto più interessante e variegato. Da ballare, si, ma stavolta il talento della Morgenstern è innegabile. Il suo ottavo lavoro esce nel 2012 e porta il nome di Sweet Silence. Siamo in paradiso. La Morgenstern sembra essere arrivata ad una destinazione che ha rincorso per tutta la sua carriera. Questa è techno per orecchie raffinate. È caldo, è spasmodico, è luminoso , è voluttuoso per certi versi. C’è un tormento cadenzato che precede la tempesta, c’è la spensieratezza di una Lolita, c’è la fretta di arrivare, c’è il calore di un camino acceso, c’è il karma positivo. C’è di tutto in questo album, che dimostra quanto la techno tedesca abbia un fascino tutto femminile, che a tratti ricorda le chansonniers francesi e a tratti le madrine del post rock statunitense. Meglio di così non si poteva. Nel 2015 Barbara è pronta per una nuova sfida. Doppelstern è il suo nono lavoro, profuma di successo e rinnova l’incantesimo dell’ultima volta. Undici brani con i quali la Morgenstern sembra voler tirare le fila di quasi vent’anni di peculiarissimo songwriting che l’ha vista flirtare con il glitch, l’avanguardia, la techno e gran parte dei teutonismi venuti a galla agli albori del millennio. Undici brani che si divertono ad incrociare il pop, con l’elettronica, con la classica e l’immancabile profumo techno. È qualcosa di davvero trascinante e mai sentito quest’ultimo lavoro, dove l’artista chiama a raduno gente del calibro di Robert LippokGudrun GutJulia KentHauschka e T. Raumschmiere. È come trovarsi a fare l’amore nel bagno chimico di un rave party appena fuori Berlino, come percorrere al buio la strada verso casa, come trovarsi nel cubo di The Qube. È questo il senso sottile di paura, mista a piacere che trasmette Doppelstern. Una carezza nella notte, un ballo sfrenato, una doccia fredda, un respiro interrotto. È la catarsi dei sensi. Il mondo avrà sempre bisogno di artiste come la Morgenstern. Non smettere mai, Barbara.

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