ENTER SHIKARI: Sperimentazioni intelligenti tra hardcore, industrial e protesta politica

Avete mai sentito parlare di electronicore? Noto anche come synthcore o crabcore, è un genere musicale frutto della fusione stilistica dei generi post-hardcore e metalcore. Pionieri di questa  nuova categoria musicale sono loro, gli Enter Shikari, gruppo britannico formatosi nel nell’Hertfordshire nel 2003. Profondamente influenzati da Muse e Radiohead, Rou Reynolds (voce, chitarra, pianoforte e chi più ne ha più ne metta), Chris Batten (basso, tastiera) e Rob Rolfe (batteria, percussioni) si incontrano da ragazzi e all’età di tredici anni, sotto il nome di Hybrid, pubblicano il loro primo EP autoprodotto.  In seguito i tre decidono di indirizzare la loro musica verso qualcosa di diverso e assieme al chitarrista Rory Clewlow formeranno gli Enter Shikari. Rou Reynolds, che negli Hybrid suonava la chitarra e altri strumenti classici, abbraccerà il sintetizzatore e altri strumenti digitali, per dare alla musica un effetto elettronico.  Gli Enter pubblicheranno i loro primi tre EP autoprodotti, per giungere al debut album solo nel 2007. Take to the Skies è una vera sorpresa e riceverà molti riconoscimenti, tra cui “miglior band metal dell’anno” da NME e nei Kerrang! Awards 2007 saranno premiati come “miglior band dal vivo”. Tuttavia, definire gli Enter Shikari un gruppo metal è estremamente riduttivo. Per essere un album di debutto, Take to the Skies è qualcosa di eccezionale, anche se data la potenza della voce di Rou Reynolds e dei ritmi prepotenti, è facilmente riconducibile ad atmosfere heavy metal. Ma sotto questa corteccia brutal c’è qualcosa di più. E lo svelano nel l secondo lavoro, uscito nel 2009 dal titolo Common Dreads, dove le influenze, dal metal più torbido, si fanno drum and bass, industrial e dubstep. Il primo pezzo si apre con mistica suspense, una voce stile esorcista ci pervade di tensione pura, poi l’industrial più potente e snervante, condita da urla a la Chester Bennington , si fa strada e ci impregna, ci invade fin nelle viscere. E’ qui che ci accorgiamo della vera stoffa degli Enter Shikari. La stoffa di artisti che fanno della sperimentazione un mantra e dell’industrial più elettrico e devastante il loro stile, anche se non dicono mai di no a sperimentazioni intelligenti e raffinate. La riprova di questo sono i successivi due album; il primo, A Flash Flood of Colour, pubblicato nel 2012 e il successivo The Mindsweep, uscito nel 2015. In questi due lavori la band non rinnega le origini metal ed industrial, ma si abbandona ad una piacevole sperimentazione rock e post rock, ma anche, ed è una novità coi fiocchi,a gradevoli derive hip hop e trip hop, senza mai tralasciare negli espedienti vocali di Reynolds lo scream e il growl, tecniche vocali solitamente utilizzate nei sottogeneri più estremi dell’heavy metal. Con il loro ultimo, decisivo album, gli Enter Shikari fanno il botto. Uscito di recente, nel 2017, The Spark, quinto album in studio, dà voce estrema e chiara alle tematiche che da sempre rimbombano nei loro lavori. “Alcuni fanno musica per divertire e distrarre”, rivela in un’intervista Reynolds, “noi facciamo musica per il confronto e la lotta”. Si parla di problemi a livello globale, si parla di proteste contro il sistema politico ed economico, si parla di uguaglianza, dell’inutilità delle guerre e di un mondo non molto diverso da come lo vedeva Lennon nei lontani anni Settanta. La musica che risuona dall’album ricalca POD e Rage against the machine ed è energica, electro-dance, ballabile e dannatamente contagiosa. Il titolo è più che azzeccato. Una vera scintilla.

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