Pino Marino: l’incredibile leggerezza dell’essere

Pino Marino vive e lavora a Roma, così come Roma vive e lavora da lui tutti i giorni.

L’esordio professionale risale al Sanremo 1996, quando scrive per Albano Carrisi la Canzone “È la mia vita” e collabora come autore al brano di Giorgia “Strano il mio destino”. Da quel momento diventa autore e compositore per molti interpreti della canzone italiana, fra i quali Niccolò Fabi e Niky Nicolai & Stefano Di Battista Jazz Quartet, che vincono la categoria gruppi nel Sanremo 2005 (canzone che assegna a Pino Marino il premio come miglior autore dell’edizione).

Dal 2000 ottiene il suo contratto da cantautore e ad oggi ha pubblicato diversi dischi: 

È autore, regista e interprete di spettacoli teatrali/musicali, fra i quali “E l’inizio arrivò in coda” portato in scena e in tournée con Daniele Silvestri nel 2012.

È compositore di colonne sonore, ultima delle quali “Uno Zio Vanja” di Anton Cechov, con la regia di Vinicio Marchioni, in tournée da gennaio a marzo 2018 e ancora in corso.

È fondatore dell’Associazione Apollo 11 e co-fondatore de L’Orchestra di Piazza Vittorio.

È co-fondatore del Collettivo Angelo Mai all’interno dello spazio di produzioni e arti libere Angelo Mai di Roma.

Attualmente impegnato nella lavorazione del quinto disco a suo nome, nella produzione artistica di alcuni spazi musicali romani, nella scrittura di altri due spettacoli teatrali e in attività ininterrotta con il suo Concertacolo di canzoni e altre storie. Formula da lui creata per portare ovunque e modellare a braccio il suo spettacolo di musica e racconti, città per città e luogo per luogo.

Dispari è un lavoro unico, un rum e cola di gesti, parole, melodie, purezza, ricordi. Ci si lascia trasportare dalla musica e dalle parole, incredibilmente lucide e incredibilmente veritiere. C’è qualcosa che stride, ci sono mani che si prendono per mano, c’è la luce del sole, ci sono ninfee che galleggiano su uno stagno, ci sono le bollette da pagare, c’è un mare di roba. Tutta questa accozzaglia di elementi ci lascia senza fiato e ci dà amarezza ma anche tanta tanta gioia.

Non bastano i fiori è una melodia pacata, sacra, divina. Ci fa sognare, ci fa vagheggiare, quando parla dei fiori, quando parla dei limoni, quando parla del grano con la falce, quando parla dei vapori, quando parla del catrame. “però anche lì i rumori, anche un solo rumore, rompe l’incanto dei suoni così come l’istinto intere legioni di buone intenzioni, i dolori, anche un solo dolore, pesa sul cuore più di cento bandiere di gloria e piacere”.

È un disco che ci fa piangere, ci fa ridere, ci dà tanta tenerezza, ci dà tanta pazienza e ce la toglie. Ci fa pensare ai grandi alberi, alle querce, ai nomi incisi sopra, alle panchine dove non siede mai nessuno, ai mercatini di paese, ai vecchi che vanno in giro mano nella mano, ognuno con il proprio bastone.

Acqua luce e gas è una melodia serena, un sussurrare di grilli nella campagna. “Dove vai, con tutto il buio che c’è intorno. Difficilmente troverai la strada giusta del ritorno”.

Un bambino che si allontana da casa di notte ed è destinato a non trovar più la strada di casa. Così anche il cantante si allontana nel buio e se ne frega del ritorno. È un viaggio questo disco, un viaggio all’insegna della notte, di un viaggio, di un sentiero fatto da qualcuno, chissà chi è, un viaggio fatto all’insegna dei tremori che ti prendono quando bevi troppo, dei succhi gastrici che ti salgono su, del vomitare su di un albero. E non avere nessuno che ti sta vicino.

Pino Marino ci rievoca quelle storia d’amore di due che si incontrano sul treno, di due che si incontrano, ognuno da solo, al tavolo di un ristorante, di due che fanno un corso da sommelier, entrambi single, di due che si versano il caffè addosso in un bar. Pino Marino sa creare immagini bellissime, con la sua perfetta lucidità e la sua capacità di sognare. Ci ricorda quando eravamo bambini e giocavamo con le biglie colorate prese dalla macchinetta, ci ricorda il Magnum Bianco, con le sue nocciole nella copertura, ci ricorda le pesche di inizio stagione, ci ricorda il cocomero mangiato con le mani e le facce tutte sporche. Pino Marino è un sognatore come pochi, una cometa, un cestino di benvenuto, una colomba di pasqua, un cane senza guinzaglio. Pino ci canta la vita come sanno fare pochi e ce la racconta con tanta tantissima dolcezza ma anche tanta inquietudine

Capolavoro è l’ultimo disco di Pino Marino, del 2015 e anche qui le immagini evocate sono tante. Si parla delle cose che passano, di quelle che sono andata, di quelle che conosci e delle sconosciute. Sono tante le cose in questa vita, ci sono le rondini che portano la primavera, c’è l’ora solare, ci sono le verità che si muovono stanche o fresche come rose, ma cambiano ogni giorno in continue nuove cose. Il secondo brano è pura melodia, ci insinua la voglia di tornare giovani e ci dice che non basterà guardare lontano.Tutto l’album è una rilassatezza cosmica, un pullulare di belle immagini, di cieli tinti di rosa, di notti a non dormire, di incontri fatali e decisivi. Capolavoro è un vero capolavoro, a metà strada tra Dente e i Baustelle. Pino Marino prepara la strada per un susseguirsi di emozioni che proviamo fino in fondo, che non smettiamo di provare, di cui siamo ebbri, saturi, ubriachi. Pino Marino resta e resterà un cantautore dei nostri tempi, forse un po’ confuso ma abbastanza lucido da saper creare storie ed emozioni come nessun altro.

  • Da dove nasce l’ispirazione per i tuoi testi?

 Da quello che accade e che ha bisogno di essere raccontato, come da ciò che non accade e che invece ha la necessità di essere immaginato.

  • L’amore ti ispira?

 l’amore muove, l’ispirazione è cogliere quel movimento e viverlo in prima persona.

  • Sei innamorato?

 Si.

  • Sei superstizioso?

Sto attento a non contraddire eccessivamente certi segnali, ma non posso dire di essere superstizioso nell’accezione corrente.

  • Sei più un bravo oratore o un ascoltatore?

 Credo che la prima delle due cose mi riesca solo perché è accesa la seconda. Per quanto mi riguarda le due cose sono gemelle, ma in generale può non essere così.

  • Da dove vengono le immagini che riesci a creare?

Le immagini create, parlo di quelle non già esistenti, vengono dalla facoltà variabile di ognuno di tradurre l’esistente e dare forma a ciò che forma non ha ancora avuto modo di avere.

  • Cosa fai il sabato e la domenica? Ti riposi o lavori?

 Sono di un “genere” umano e lavorativo che non considera la differenza fra giorni feriali e festivi, così come fra orari diurni e notturni. Se posso, cerco di non perdermi le partite della mia squadra, la squadra giallorossa della mia città, l’unica (termine che può essere rivolto alla città quanto alla squadra).

  • Qual’è la cosa che più ti piace fare?

 Mettere le mani sul pianoforte quando invece dovrei lavare i piatti.

  • La cosa che più odi dover fare?

 Lavare i piatti.

  • Tre caratteristiche dell’uomo che adori

 La capacità di semplificare sorridendo, quella di posporre sé stesso per una visione più ampia dei fatti e l’onestà dei fatti che genera aldilà delle parole che pronuncia.

  • Tre che proprio non ti vanno giù

 La necessità di complicare lamentandosi, quella di anteporre sé stesso a tutto e la disonestà generata fra il predicare bene e razzolare malissimo.

  • Una cosa che ti è capitata ad un concerto che ti è rimasta in mente

 Perdermi, inventare un percorso partendo da un errore con un tracciato completamente non previsto e accorgermi che i musicisti intorno a me sapessero esattamente dove fossi, forse anche più di me. La fiducia e la sintonia presero corpo in quel momento e da quel momento sono diventate le uniche due prerogative da anteporre a tecnica e altre virtù (professionalmente intese).

  • Lo scherzo più brutto che ti hanno fatto

 Non credo me lo abbiano fatto, me ne sarei accorto.

  • –       Da cosa ti travesti ad Halloween?

 Halloween?

  • A quando il prossimo album?

A molto presto mi auguro. È quasi ultimata la fase di preproduzione, mi piacerebbe fosse fuori in zona autunno/inverno 2018/2019, ma non dipende solo da me. Un lavoro che sia un lavoro, prevede il lavoro di altri e altri lavori connessi. Se non coincidono queste cose, meglio aspettare e/o contribuire a generarle prima ancora di mandare allo sbaraglio ciò che senza cure opportune, sarebbe fragile, isolato e non corrisposto.

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