Non c’è via di scampo da quest’album, che vaga e vaga tra le mille emozioni che è possibile provare

Gianluca Giannasso, batterista pugliese, dopo un breve periodo a MIlano oggi Romano d’adozione. Protagonista da molti anni della scena indie rock italiana, vanta numerose collaborazioni con gruppi di punta dell’underground italiano. Dal disco d’esordio del cantautore pugliese Luca De Nuzzo (Compagnia Nuove Indie) all’album di debutto dei romani Starla (Orange Park records), passando per i primi tre lavori di Fabio Cinti, che registra prima per Sonday Music e poi per Mescal, fino all’approdo con il trio nu-bluez Dead Shrimp, con due album all’attivo, il primo uscito per  Ali Buma Ye Records, il secondo per Goodfellas. Gianluca ha sempre affiancato al lavoro di registrazione in studio un’intensa attività live, che l’ha portato a girare l’Italia con molte band e a collaborare, tra gli altri con Morgan, Paolo Benvegnù, Lele Battista , il promettente chitarrista cantante americano Reed Turchi e in fine con Luther Dickinson, chitarrista cantante dei North Mississippi Allstars e chitarrista in aluni album dei Black Crowes. 

Rèv, il primo abum di Gianluca Giannasso, è fatto di tanti spezzoni. Spezzoni di leggerezza, di vivacità, di quiete, di sconforto, di calma, di allegria, di morte. Il mood è ambiguo, si oscilla fra le nubi all’orizzonte e ci si ritrova persi nel dolore più profondo, non c’è via di scampo da quest’album, che vaga e vaga tra le mille emozioni che è possibile provare. Sembra di trovarsi in un enorme caleidoscopio, vivendo immagini enormi, di qualsiasi genere.  Farfalle, lucertole, sole d’agosto, luci, colori, effetti, segnali. Il tutto è preso da mille contrazioni al minuto, semplice e complesso al tempo stesso. Bello e vivace ma anche feroce e crudele. Le sensazioni che proviamo sono talmente tante che ci sentiamo dispersi in una foresta, immersi fra gli alberi, i viottoli, i ruscelli, le foglie morti, i gufi, le civette, i cerbiatti, le pietre, eccetera. Non troviamo la via d’uscita da questo scontro-incontro di mood istrionici e multicolori, eclettici e impazziti. Ci ritroviamo cadaveri in ascolto di questa musica camaleontica, ci ritroviamo nudi nell’acqua sporca di un mare in tempesta, sbalzati sugli scogli, uccisi dai gabbiani che ci strappano di dosso le carni nude, affamati, crudeli, assassini. Il mood è questo. La crudezza di un mondo che non lascia via di scampo, che non dà luce, che non dà sapore, che non dà dolcezza. La dolcezza è da ricercare, come insegna l’album, solo nei nostri sogni, che sono tutto quello che abbiamo.

Su quali tematiche si basa l’album?

L’album è molto introspettivo, è stato un modo di raccontare di me senza essere troppo esplicito. Le sensazioni che vengono raccontate sono state raccolte lungo la mia vita.

Quali sono le emozioni più presenti?

C’è smarrimento ma c’è anche tanta ricerca, c’è incomprensione ma anche consapevolezza. E’ una visione molto sfaccettata.

Quali sono le immagini più importanti che ti vengono quando ascolti l’album

Il viaggio, in tutti i sensi.

L’album parla di orizzonti. Cosa rappresenta per te l’orizzonte, a livello filosofico

L’orizzonte è un sogno ma anche un obbiettivo. E’ qualcosa che ammiri e in qualche modo speri di raggiungere anche se in cuor tuo sai che è impossibile.

Si parla anche di maschere. Spiegami anche la maschera dal punto di vista metaforico

Chi di noi non ha mai indossato un a maschera? E’ pieno il mondo di gente che cerca di apparire qualcos’altro da se stessi. Ma attenzione, una maschera può anche rivelarsi una prigione.

Nell’album c’è molto dolore. Lo preferisci alla gioia quando crei qualcosa di artistico?

Penso sia stupido preferire il dolore alla gioia, ma quest’ultima è più appagante quindi il dolore forse ti mette più facilmente nelle condizioni di titare fuori qualcosa. Ti mette in un certo senso in uno stato di necessità e a quel punto può essere appagante l’atto creativo.

L’album non spiega come evadere dal dolore, ma ci dà solo suoi sintomi. Vuoi spiegarcelo tu?

Se sapessi come farlo lo farei, ma penso che sia una parte normale della vita.

Quanto hai sofferto nella tua vita?

Non so quantificare, penso di essere una persona normale. Non ho avuto una vita sempre semplicissima ma penso che ci sia molta gente che sta decisamente peggio di me.

La gioia e la bellezza dove si possono trovare secondo te?

Nella natura soprattutto, c’è gia tutto li. Ma anche nell’arte e nelle passioni spontanee.

Raccontami l’esperienza più strana che ti sia mai capitata mentre eri in tour

Ero in un piccolo paese della Calabria con una grossa presenza di etnia autoctona albanese, presenti li da centinaia di anni. Inoltre c’erano dei ragazzi afgani che vivevano li in un piccolo centro accoglienza perfettamente integrati nelle piccole attività locali. Tra dialetti e lingue incomprensibili tra loro, nonostante evidentemente in un picolo borgo rurale italiano, era facile dimenticare dove eravamo. Una sensazione bella e strana.

Quante vite ci vorrebbero per sbrogliare il tuo album, secondo te?

Non saprei, probabilmente una non basterà. Forse servirebbe un nuovo disco a questo punto.

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